Le immagini esperite nella vita, sui media o nel repertorio della storia dell'arte o dell'illustrazione scientifica, sono l'oggetto del suo interesse. Beppino De Cesco costruisce dei dispositivi nei quali esse posso essere “verificate”, farci agire o reagire, stimolare il nostro immaginario o, detto altrimenti, la nostra stessa capacità di generare ulteriori immagini. In tal senso, esse sono performative, inducono e chiedono un'interazione, travalicano la sola attività contemplativa. Il nostro responso alle immagini è qualcosa di più corporeo, di più ampio e complesso del solo moto dello sguardo. Queste opere vogliono essere toccate. Tre testano la coordinazione tra visione ed azione: in Simulazioni di un “Crop circle” si ruota attorno alle misteriose apparizioni dei “cerchi di grano”; in (Non) Vedere le stelle... ci s'imbatte in un rastrello di cui pestiamo il pettine ed afferriamo il manico; in (Non) Prendere il toro per le corna... siamo invitati a cavalcare una bicicletta imbizzarrita. La quarta, invece, Le perplessità di Gombrich, resta inafferrabile, giocata sulla "Pioneer Plaque" (l'immagine inviata sull'omonima sonda spaziale).

L'assunto iniziale di Paolo Comuzzi è semplice; il suo esito inestricabile. Comuzzi vuole ottenere un'immagine di De Cesco; non un ritratto di quest'ultimo, bensì intendere l'artista stesso, la sua poetica, la sua personalità come un'immagine. Proprio per questa ragione, nessuna singola effige, univoca e unitaria, si presta allo scopo. La transitorietà e l'incompletezza sono destinate a guidare questo progetto. Maggiore è l'intimità e l'indiscrezione con cui Comuzzi osserva e riporta la voce e le immagini dell'artista, maggiormente ermetiche e riservate esse restano. La gallina è un animale che ha la gabbia dentro offre un'incursione domestica nello studio dell'artista, fotografato centimetro per centimetro e rielaborato in un nitido disegno grafico, disteso sulla parete. In un angolo, la cornetta ci attende. La voce di Beppino ci comunica le sue opinioni sui più svariati temi. L'unico dialogo possibile è di uno a uno, l'unica visione possibile una moltitudine di frammenti visivi da ricomporre. I gesti e il corpo, fondamentali nell'arte di De Cesco, rimangono qui soltanto allusi, esclusi e rintracciati.
