un progetto a cura di
Denis Viva

Doubles è una mostra in cui sei artisti lavorano in tandem, suddivisi per coppie. Tre artisti sono chiamati ad “interpretare” e “rimediare”, ciascuno attraverso un medium prestabilito (immagine, testo e suono), le opere realizzate da altri tre artisti... vai al progetto ►

Michele Spanghero

Le fotografie di Spanghero s'interrogano sul ruolo che il contesto architettonico e la fotografia rivestono nel trasfigurare gli oggetti e i luoghi in fenomeni di valore artistico. Work è una serie di scatti, realizzati all'interno di luoghi espositivi, ad oggetti accidentalmente posati durante le fasi di allestimento. Assumendo la “grammatica” e il candore delle illustrazioni fotografiche sull'arte contemporanea (visibili oggi nei siti web, nei cataloghi o nelle riviste specializzate), questa serie trasfigura degli strumenti di lavoro in lavori artistici, attraverso la sola mediazione fotografica. Analogamente alle attuali politiche economiche delle nostre società, l'accento è spostato dalla produzione concreta di oggetti alle strategie di comunicazione. In study on the density of white - un particolare architettonico tratto da questo stesso Museo-, invece, si analizza il biancore formale degli spazi espositivi, come contenitori presunti “neutrali”, in grado di garantire l'isolamento e l'autonomia degli oggetti che vi sono collocati dentro.

Alessandro Ruzzier

Discorso autorevole dispiega una serie di fotografie che coinvolgono la tecnica fotografica, i generi della rappresentazione e, in ultima istanza, l'autorialità, la riconoscibilità di ciascun autore. Partendo dalle fotografie di Spanghero, Alessandro Ruzzier svolge fino alle estreme conseguenze il compito del fotografo: sperimenta il variare dell'identità degli oggetti in base al modo in cui vengono fotografati; offre il suo “mestiere” a servizio della decodificazione. In Scube, enigmatico cubo nero posto su una sorta di cavalletto, Ruzzier sviluppa una sintesi oggettuale dei temi sollevati dai lavori di Spanghero. Se ci si "immerge" nel visore predisposto per l'osservazione -mimando l'incurvarsi del fotografo stesso davanti all'obiettivo-, si scorge l'interno vuoto dell’oggetto, un white cube in miniatura. Il suono diffuso dai lati ci avverte dell'artificialità della situazione. Camera ottica e galleria espositiva sono identificati dai loro comuni intenti: controllare l'illuminazione ed escludere i rumori del “mondo esterno”.

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